Le mie tre settimane sante – Gerusalemme

“Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.”
Salmo 137, 5-7

La terza e ultima Settimana Santa che ho vissuto qui in Terrasanta è quella che aspettavo con maggior gioia e curiosità, con quella innocente voglia di farsi stupire da una nuova prima volta.

Il mio progetto, da ben prima che atterrassi in questa parte di mondo, era quello di vivere le festività cristiane proprio dove si svolsero quei fatti che hanno indelebilmente segnato la mia vita: per la Pasqua l’unica possibilità era dunque Gerusalemme.
Gerusalemme che non avevo mai visto e forse ancora non ho scoperto, nonostante tre giorni di ricerca tra i vicoletti della Città Vecchia e gli spazi aperti di chiese, moschee e monti troppo antropizzati.

Pasqua con la famiglia scout
La Legge Scout recita all’articolo 4: “La Guida e lo Scout sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout” ed è a queste parole che, ormai due anni fa, ho deciso di improntare la mia scelta di servizio non solo nel gruppo Villasanta 1, ma anche nella Pattuglia Terrasanta (https://www.facebook.com/agesci.terrasanta/?fref=ts ), uno dei tanti bei progetti internazionali di AGESCI.

La mia Pasqua non poteva dunque trovare compagno migliore di Giuseppe, uno dei due referenti del progetto, ed insieme a lui Ticia ed Enzo, due scout che indossano il fazzolettone da qualche decade, ma con una gioia intatta ed una competenza che li rende rari.


Siamo capi scout di tre generazioni diverse e uomini e donne con percorsi di vita molti differenti, ma da tanti piccoli gesti ho percepito quella comune identità che ci ha resi subito compagni: la scelta di un approccio essenziale, frugale, nello stare insieme, il piacere di camminare insieme o da soli senza dover concordare alcunché, la voglia di sentire questo luogo e non solo di passarci come turisti.

A questo insolito quartetto ha fatto da degna cornice l’ospitalità dei fratelli scout, palestinesi e cristiani, nel cuore della Città Vecchia: un gruppo con 250 soci che pare più una polisportiva (hanno la palestra, due biliardi, sala computer, l’ufficio del capo gruppo e pure la sala prove per la banda), ma che ha spalancato le proprie porte a questi fratelli in cerca di un tetto.

Venerdì Santo

L’appuntamento tra me ed i tre fratelloni è indicativamente per le 10 a Damascus Gate, una delle otto porte di Gerusalemme.
Per presentarmi puntuale ed in ordine, la sveglia è alle 6.30 perché oltre alle due ore di pullman e tram, devo contare minimo minimo 30 minuti per andare dal kibbutz alla fermata del bus, che si trova su una delle due superstrade che costeggiano Megiddo; confidando in un passaggio (qui l’autostop è consentito a tutti meno che ai soldati, dopo che ne vennero rapiti alcuni) esco di casa ovviamente all’ultimo, anzi due minuti dopo quel che avevo previsto e dopo 15 minuti di cammino finalmente riesco a scroccare un passaggio: a darmelo è una donna del kibbutz che sta portando in gita il figlio di dieci anni: queste due categorie sono quelle forse meno indicate per dare un passaggio ad uno sconosciuto, ma qui nessuno ci vede nulla di strano ed anzi è ovvio dare un piccolo aiuto a chi lo richiede.
Poi probabilmente questa signora non era tutta registrata, ma vabbè: sarà pur vero che sono alto, biondo e con gli occhi azzurri, ma chiedermi se sono tedesco… AHAHAH!

Il tragitto Megiddo-Gerusalemme scorre leggero e veloce… Come una dormita!
Ben presto mi ritrovo quindi nella grande città e subito mi saltano agli occhi le ingenti misure di sicurezza che caratterizzano la stazione: ad essere onesto la sensazione è che tutto questo accumulo sia più un monito ed una sorveglianza, piuttosto che una presenza invadente con licenza d’intervento.

Arrivato alla Porta incontro i miei tre compari e si fa subito tappa in un caffè arabo appena dentro le mura: siamo nel quartiere musulmano e l’atmosfera è proprio quella tipica di una città araba, tra aromi che ti avviluppano ed il vociare confuso di genti diverse venute dall’Est, tra tappeti e banchetti improvvisati.

 
La Custodia di Terra Santa
Dopo questo primo pit-stop, ci si dirige di buona lena verso la sede scout che ci accoglierà, nel quartiere cristiano e ad un passo dal convento del Santo Salvatore della Custodia di Terra Santa.

Che poi che diamine è ‘sta Custodia???
San Francesco, che su questo stesso taccuino ho già definito “il rompiscatole di Assisi”, durante la quinta crociata si recò, a suo rischio e pericolo, nel campo dei musulmani e qui incontrò il sultano: pure pazzo, si potrebbe aggiungere!

“Non senza un disegno provvidenziale, le vicende storiche del XIII secolo portarono in Terra Santa l’Ordine dei frati Minori. I figli di San Francesco sono rimasti da allora  nella Terra di Gesù, per servire la Chiesa locale e per custodire, restaurare e proteggere i Luoghi Santi cristiani.” (Nobis in animo, Paolo VI)

In estrema sintesi sono dei francescani che hanno la speciale missione di custodire ed amare questa terra perché “Non vi è infatti Incarnazione senza Luogo. Per noi amare questa Terra significa amare Gesù. E non possiamo pensare a Gesù, senza amare la Sua Terra.”
Per approfondire un po’ la questione è assai consigliato farsi un giro sul bel sito della Custodia (http://it.custodia.org/?id=1).

Il Gallicantu
E Pietro gli disse: “Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai”.
Gli disse Gesù: “In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”.

Matteo 26, 33-34


La prima meta di questo nostro peregrinare è stata la Chiesa di San Pietro in Gallicantu, dove secondo la tradizione sorgeva il palazzo di Caifa in cui fu imprigionato Gesù durante il processo.
A parere di molti studiosi questa collocazione è errata, ma non di meno nelle grotte sottostanti si trovano croci risalenti ai primi secoli del cristianesimo: mi viene allora da pormi seriamente la domanda di quanto conti, per la mia fede, avere la certezza scientifica dell’identità tra racconto e luoghi, tra quel che mi dice la Parola e quel che cerco per renderla più credibile.

La chiesa si trova appena fuori le mura della Città Vecchia, in una parte araba della città: guardando la cartina pensavamo di aver trovato una via d’accesso rapida e diretta, ma ad un certo punto ci siamo trovati dinanzi una torretta di sorveglianza ed una guardia che ci ha impedito di proseguire: girandoci attorno da sopra abbiamo poi scoperto che vi erano alcune case abitate da ebrei e per questo difese come l’avamposto di un esercito conquistatore o come l’ultima riserva di un popolo che soccombe… Dipende dal punto di vista.

Il Santo Sepolcro
Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
Giovanni 19,40-42

Ci vuole tanta disponibilità d’animo per cercare Dio in un posto così turistico e chiassoso, così pieno di gente da lasciar ben poco spazio a Gesù…
Francamente ho fatto davvero fatica a sentirmi dentro quella storia che tante volte mi ha parlato ed ho sentito vicina.
Il Santo Sepolcro è un luogo affascinante, tanto per la storia che racconta quanto per gli spazi e l’architettura, la luce che prorompe netta o sfugge come candele troppo flebili.
Però quella sensazione di Mistero e vicinanza a Cristo io l’ho percepita solo quando, dopo alcune ore, io, Ticia ed Enzo ci siamo messi in un angolino per recitare i vespri.

Ancor prima di entrare ci siamo imbattuti nel cambio della guardia o in qualcosa di simile, non saprei bene: la comunità copta ha infatti fatto il suo ingresso nella Basilica guidata da una qualche specie di guardie svizzere, che però vista la location sicuramente non sono cattolici né svizzeri, più che altro ottomani direi.


Il termine “copto”pare stia ad indicare “egiziano” e da qui si capisce immediatamente qualcosa su questa comunità cristiana tanto antica e vittima di gesti di intolleranza, nonostante in Egitto rappresenti addirittura il 15% dell’intera popolazione.


La Basilica dentro cui si cela il Sepolcro è gestita da tre confessioni: i cattolici rappresentati dalla Custodia, i greci ortodossi e gli apostolici armeni, cui si aggiungono proprio i copti, ma solo come “ospiti”.

L’aspetto interessante (e pure un po’ deprimente) è che in questo luogo santo, che io mi aspetterei essere tempio di fratellanza e amore, l’unico modo per gestire questa convivenza sia tutt’oggi un decreto, chiamato Statu Quo, emanato quando ancora esisteva l’Impero Ottomano ed il cui fine era proprio sedare, quanto più possibile, i violenti scontri tra le varie confessioni.

Due esempi ben noti ed assurdi per spiegare quanto questa situazione sia delicata:
– Le chiavi dell’unico ingresso alla Basilica sono affidate dal XII secolo a due famiglie palestinesi musulmane in quanto neutrali nelle dispute, anche violente, tra le diverse chiese.
– La “scala inamovibile” è una piccola ed insignificante scala in legno posta sulla facciata della Basilica: si trova lì, nella stessa identica posizione, dal 1854: sta lì perché con l’emanazione dello Statu Quo la facciata non è stata affidata a nessuna delle tre chiese e quindi nessuno ha il diritto di salirci e toglierla.

Io avrei un solo desiderio per questa chiesa e per questa terra: che prima o poi, superando questi giochetti di potere, si riesca a celebrare tutti insieme una veglia pasquale, lodando e ringraziando quello stesso Dio che noi tutti preghiamo.


Noi siamo entrati nella Basilica verso le 18.30, ma la cerimonia cattolica è iniziata solo alle 20.30 (con venti minuti di ritardo sulla rigidissssima tabella oraria) per cui abbiamo avuto il tempo non solo per entrare nel Sepolcro (anche se ci è stato precluso l’ingresso alla pietra su cui pare fu deposto Gesù), ma anche per accogliere le cerimonie degli armeni e dei copti: la differenza di riti è evidente e da principio mi ha fatto sentire superiore a questo loro modo pomposo e superstizioso di sentire e vivere la fede, ma poi ci ho pensato un poco… Ho capito che il rispetto e la tolleranza, non solo quelli di facciata, passano dal saper accogliere e dal lasciarsi interrogare da questi suoni, gesti e colori che costellano la fede altrui, a volte così lontani dal nostro modo di esprimere e vivere la nostra fragile fede.

 
Forse non è l’esempio più significativo perché decisamente estremo, ma questa sensazione di diversità l’abbiamo avuto soprattutto quando abbiamo chiesto a due fedeli asiatici come mai appoggiassero l’orecchio all’altare di una cappella e loro ci hanno risposto che, proprio attraverso quella pietra, a volte si riescono ancora a sentire i colpi di frusta che i romani infersero a Gesù.

Il rito francescano

Premesso che c’era talmente tanta gente che seguirlo è stato impossibile davvero, ho avuto da fonti certe una spiegazione di quel che è successo per cui posso raccontarlo come l’avessi percepito effettivamente.
Per vivere in forma piena il luogo della sepoltura e della crocifissione (il Golgota si trova anch’esso dentro la Basilica), il Giovedì Santo un Cristo viene messo in croce al termine della stretta scaletta che porta al “monte” ed il venerdì, dopo la lettura del Vangelo in varie lingue (questa l’ho sentita davvero!!!) mentre ci si avvicina al Golgota, Cristo viene tolto dalla croce, lavato, profumato ed infine deposto all’interno del sepolcro stesso.

Finita la celebrazione sono rientrato alla sede scout con tanti pensieri, qualche dubbio ed il suono di alcune parole che avevo scritto anni fa sulla morte di Gesù.

Io sono sua madre,
la madre di Dio (?!)
e ti prego, Signore,
di lasciarlo a me
in queste sue ultime ore.

Ed ora, Padre, perdonami
Se ti urlo contro
E piango il mio dolore
Non capendo il tuo gesto d’amore,
ma sono donna anch’io,
la tua Madonna.

Ed ora, figlio, comprendimi,
capisci il mio pianto:
se tu non fossi stato figlio di Dio
t’avrei ancora per figlio mio.

Sabato Santo
Sempre per quel complicatisssssimo incastro che sostiene la Basilica, nel Santo Sepolcro Gesù risorge un poco in anticipo: la celebrazione della Risurrezione ha luogo il sabato mattina, ma noi abbiamo deciso di partecipare in parrocchia coi fratelli scout per cui abbiamo rispettato gli orari normali… Ma ci arriveremo con calma!

La giornata è iniziata rassettando i nostri giacigli e mangiucchiando una delle migliaia di brioches presenti nella sede scout; uscendo alla ricerca di un buon caffè, ci siamo imbattuti in un banchetto che offriva spremute fresche fresche per cui abbiamo prontamente modificato il nostro piano originale.


Ed abbiamo fatto bene perché non solo le spremute erano ottime, ma abbiamo pure incontrato un fratello palestinese che si stava preparando per la parata della serata… Ed è scattato subito il selfie!


Carichi di vitamine e di gioia per la sorpresa, ci siamo diretti di buona lena verso il Monte degli Ulivi, facendo tappa appena sotto per un importante appuntamento mattutino con… nientepopodimeno che il Nunzio Apostolico di Terra Santa, l’arcivescovo Giuseppe Lazzarotto!

Prima di entrare ci siamo piazzati ben bene davanti alle telecamere della sua dimora ed abbiamo improvvisato uno spogliarello per indossare quella parte di uniforme che ciascuno di noi aveva… Speriamo nessuno ci abbia paparazzato, eheheh

L’incontro con il Nunzio Lazzarotto

Il Nunzio si è dimostrato davvero affabile e disponibile, competente e di grande fede proprio come ci si aspetta da una persona che ricopre un incarico tanto importante e delicato.
Dopo averci raccontato del suo vagabondare per le diplomazie vaticane del mondo (è stato nunzio anche in Australia, Iraq & Siria e pure in Irlanda, oltre ad essere stato segretario a Cuba), il colloquio si è incentrato sul lavoro della nostra Pattuglia e sulle sfide che questa terra quotidianamente offre.
Tra le tante cose dette, due soprattutto mi sono rimaste in testa:
– Il Nunzio crede che la grande moschea di Gerusalemme si trovi proprio dove un tempo sorgeva il Tempio ebraico per un’azione della Provvidenza: con il sacrificio di Gesù, il Cristo morto in croce per tutti gli uomini, nessun sacrificio è più necessario e così la moschea, che impedisce la ricostruzione del Tempio stesso, risulta un vincolo concreto ed insormontabile alla ricostruzione del Tempio e quindi alla ripresa dei sacrifici
– Il colloquio è durato molto e fosse stato per noi sarebbe potuto continuare per ore ed ore, ma ovviamente l’arcivescovo aveva impegni più importanti per cui per invitarci ad uscire non ci ha detto un banale e poco garbato “Devo andare, ho delle cose da fare…” ma ha girato il tutto dicendoci “Non vi trattengo oltre perché sicuramente avete ancora tante cose da vedere qui attorno”: se non è alta diplomazia questa!!!


Prima della foto di rito, della consegna di un rosario benedetto da Francesco e dei saluti, ci ha guardato e, indicando una delle poltrone su cui io e Ticia ci siamo seduti, ha chiesto: “Lo sapete perché quella seduta è importante? Li si sedette il patriarca Atenagora nello storico incontro con Paolo VI, quello che dopo mille anni fece abrogare le reciproche scomuniche tra cattolici e ortodossi”.

Il Monte degli Ulivi
Camminare sotto il sole estivo di un giorno di primavera potrebbe pure essere impegnativo se non sei preparato, ma il lavoro in fattoria mi ha abituato a questi controsensi climatici per cui nonostante il caldo ho guidato la truppa lungo la risalito del monte con insospettabile leggiadria.

Dopo una breve tappa nel convento delle carmelitane, unico nel suo genere perché ospita il Padre Nostro in tutte le lingue del mondo (compresi vari dialetti italiani), finalmente abbiamo raggiunto la sommità del Monte.
Che sia un monte non ci son dubbi, per quanto riguarda gli ulivi… Diciamo che qualcuno c’è, se proprio lo cerchi.
Ad esser sincero mi aspettavo un posto raccolto ed immerso nella natura, non una zona piena di strade e case, di turisti ed auto di passaggio; la vista sulla Città Vecchia ha però ripagato pienamente il lungo tragitto pedibus calcantibus.   

Dominus flevit
Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte;  abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata.
Luca 19,42-44

Il luogo raccolto ed immerso nella natura che cercavo sulla cima del Monte, l’ho trovato giusto qualche passo più sotto: oltre un cancello ci si è aperto dinanzi il giardino della Chiesa del Dominus Flevit, che ricorda il lamento di Gesù appena prima di entrare a Gerusalemme per cacciare i venditori dal tempio.
Abbiamo avuto il privilegio di entrarci in un orario in cui era chiusa al pubblico, per cui abbiamo potuto godere pienamente del silenzio e dell’intimità che cercavo.

Il Getsemani
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare.
Matteo 26,36


E’ assurdo pensare che, nel giro di poche centinaia di metri, siano reperibili alcuni tra i luoghi più significativi del cammino di Gesù… Eppure è proprio così!

Se scendi giusto ai piedi del Monte, trovi un altro paio di chicche: il luogo da cui Maria ascese al cielo (ma sul fatto che sia successo proprio qui nutro più di qualche dubbio) ed il Getsemani, dove Gesù si ritirò a pregare il Padre durante la sua Passione.
Finalmente qui trovo degli ulivi grandi grandissimi, tanto immensi da poter aver accolto le membra stanche dei discepoli e ripenso a quel che di recente un prete ha detto ai miei ragazzi: “Alle veglie, alla messa pasquale, voi potete pure addormentarvi, proprio come capità anche ai discepoli… Ma almeno sentitevi un po’ delle merde!”

  

La veglia pasquale
Avevo pianificato di realizzare un bel video della parata che conclude la messa, ma ahimè la mia nuova sd mi ha giocato un bruttissimo scherzo a causa del quale ho perso tutti i video (ed ho recuperato le foto solo per grazia divina): per fortuna esiste quel magnifico e ricchissmo calderone che si chiama Yuotube ed ho trovato suoni, immagini ed emozioni proprio di quel momento

Ma andiamo con ordine e facciamo qualche passo indietro.
Terminata la nostra intensa giornata di vagabondaggio, alle 19.00 siamo rientrati alla sede scout per lasciar giù gli zaini e andare a messa: nella sede l’atmosfera era quella delle grandi occasioni, quelle che fanno riunire tutte le persone e le invadono di un’energia che non puoi non percepire, che diventa presto contagiosa.

Appena fuori la chiesa abbiamo incontrato due membri di WOSM e con loro abbiamo preso posto nella navata centrale che già andava riempiendosi, nonostante il largo anticipo; tra le tante stranezze, mi ha colpito soprattutto il fatto che varie donne, prima e durante la messa, si cambiassero le scarpe come nulla fosse, come fosse normale fare e disfare in chiesa…
La lunga celebrazione in lingua araba ha messo a dura prova la mia disponibilità all’ascolto ed alla partecipazione, salvata solo in parte da quelle splendide app che ti permettono di leggere le letture del giorno; ad un certo punto ho capito che riuscivo a recepire solo i nomi dei personaggi biblici e quando si diceva “Alleluia”… Me lo son fatto andare bene e vabbè!

Terminata l’Eucarestia è finalmente iniziato il chiasso della banda e di un altro gruppo di fedeli decisamente felici: a turno uno o due di loro si mettevano in spalletta e, brandendo un crocifisso come una spada, gridavano lodi di qualche genere a Gesù risorto con un tale trasporto ed una così manifesta gioia che io mi sono seriamente chiesto se non dovremmo un po’ riscoprire questa dimensione esplosiva e quasi trascendentale di gesti tanto assurdi come il sacrificio di sè per gli altri.

Ci sarebbero da raccontare tante altre cose su questi tre giorni, tanti altri luoghi visti e pensieri abbozzati che non mancherò di narrare, ma qua ho già scritto abbastanza…
Alla fine di tutto ho deciso che dovrò tornare a Gerusalemme senza macchina fotografica e con i Vangeli a portata di mano, auspicabilmente con anche meno gente in giro: vorrei provare a perder tempo in questi luoghi, a pormi in ascolto della Parola fattasi carne su queste pietre.